Recensioni e interviste

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Quando il suo sguardo

La prima recensione ufficiale dello scrittore Andrea Consonni, sul sito Lankelot

La recensione dello scrittore Paolo Franchini  sul prestigioso portale VARESENOIR

 La recensione dello scrittore e critico letterario Carlo Alfieri

Poco prima dell’alba

– Una nostra intervista doppia sul portale Mondo Rosa Shokking a cura di Sabrina Minetti

– La recensione sul portale Sognando Leggendo

Un’altra intervista su Sognando Leggendo a cura di Romina Costa

– La recensione dello scrittore e critico letterario Carlo alfieri

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commenti
  1. Mildred ha detto:

    Cavolo sono la prima, che emozione!!!
    George ha finito il tomo in tre giorni.
    Dice: si lasciano apprezzare la scrittura e il ritmo narrativo, in alcuni punti quasi da fuori giri.
    Ha letteralmente mangiato alcune parti, chiaramente dopo averle lette.
    La storia, è un’altra storia, e poteva uscire solo da due menti malate.
    Milos è un personaggio che spacca, speriamo non scompaia dall’immaginazione degli autori dopo questa avventura.
    Contando soprattutto che è un’opera prima George deve ammettere che lo avete positivamente sorpreso.
    Scrive: complimenti sinceri ai miei scribacchini di provincia preferiti.
    I sogni per fortuna ogni tanto si avverano, è una vittoria per tutti noi che vi abbiamo visto muovere i primi passi.
    Mildred

  2. soxj ha detto:

    Anche qui letto in tre giorni, trama avvincente dalla prima all’ultima riga.
    E’ piaciuta l’idea di mescolare le vicende dei vari personaggi in racconti brevi ma ricchi suspance senza doverli suddividere in capitoli: al principio potrebbe sembrare un po’ caotico, ma poi si evince un disegno ben preciso che non fa altro che “costringere” il lettore a proseguire nella lettura, evitando il classico “finisco il capitolo”.
    Complimenti per l’ottima “prima”
    Omar

    • rodman7178 ha detto:

      Onorati della tua bella recensione.
      In effetti abbiamo dovuto insistere non poco con la casa editrice per questo tipo di impaginazione, quasi senza capitoli, quindi siamo doppiamente contenti se lo sforzo é stato apprezzato.
      Complimenti per il superlativo piazzamento ad Agra e tanti auguri, giovane aquila.
      Grazie infinite per lo spazio che ci hai concesso sul tuo blog.

      Massimo e Francesco

  3. Monica ha detto:

    Ho letto e finito il libro godendomelo con piacere. Attraverso l’ ambientazione a Varese ho recuperato miei ricordi di gioventù, perchè mia nonna ha abitato lì negli ultimi 30 anni della sua vita. Perciò, il viale Borri, Biumo, il Parco e persino l’ospizio dove andavo a trovarla quando era ormai ultraottantenne non ho faticato a immaginarmeli. Adesso, dal libro, emerge una Varese contagiata da mafia e malavita, da una serie di traffici un po’ loschi e da un atteggiamento approfittatore che forse può proliferare anche grazie alla mentalità un po’ leghista e individualista . Il libro mi è piaciuto e mi ha intrigato. Siete stati bravi nello scriverlo a due mani perchè è difficile cogliere differenze marcate di stile di narrazione. Ho apprezzato la costruzione “a puzzle-ragnatela” dell’intreccio, costruzione che mi ha ricordato “Galindez” di Vasquez Montalban, costruzione che mantiene il lettore in posizione molto attiva e che lo costringe ad essere quello che accosta i tasselli in un processo di continuo recupero e assemblaggio di azioni e personaggi. E’ come se il lettore non fosse solo il destinatario della storia ma entrasse “nel sistema” del racconto come elemento essenziale per colmare quelle parti di narrazione che in genere legano le diverse scene spazio-temporali. Mi ha stupito anche la scelta dei personaggi “fuori del comune”: la suora, il ragazzino handicappato sfruttato, l’assenza del fatidico commissario di polizia.
    Mi è venuto in mente quando io ed una mia amica, ragionando sui portatori di handicapp e dopo aver letto ” La storia del cane ucciso a mezzanotte” avevamo ipotizzato-fantasticato sul fatto che in alcune situazioni limite tipo “black out totali-impossibilità d’uso di strumenti tecnologici ecc.” solo un autistico, con la sua innata capacità di calcolo avrebbe potuto salvare il mondo facendo calcoli corretti e in modo veloce per spedire un razzo a spappolare un meteorite in arrivo. Ho trovato socialmente interessante il mettere a fuoco il tema dello sfruttamento della rabbia: siamo ad un salto epocale dove si passa dallo sfruttamento della forza lavoro manuale, allo sfruttamento della forza lavoro intellettiva, fino a sfruttare il potenziale sprigionato dalla forza dei sentimenti? E’ molto interessante questa cosa se pensi a Berlusca, all’assopimento della ragione e all’enfasi sul corpo e su tutti quei sentimenti (vedi gelosia, invidia, aggressività nei vari format per giovani, casalinghe ecc.) agiti nelle trasmissioni e poco nominati e governati dai soggetti che li vivono.
    complimenti ragazzi, continuate così!

    • rodman7178 ha detto:

      Cara Monica, grazie per la disamina “colta” e approfindita… sei riuscita a cogliere aspetti profondi e non così palesi, che sicuramente una lettura più superficiale della storia, basata soprattutto su una trama forte, non avrebbe consentito di cogliere. Hai quasi permesso a noi autori di guardare la nostra stessa storia con occhi diversi. Una seduta psicanalitica azzeccata, più che una semplice recensione…
      Grazie ancora!
      Francesco & Massimo

  4. Matteo ha detto:

    Ho cominciato a leggerlo venerdì sera e me lo sono mangiato in un solo week-end, questo per farti capire quanto l’abbia trovato avvincente.
    Ho trovato molto bella la scelta di scrivere capitoli molto corti, questo a mio avviso lo rende molto incalzante e la narrazione scorre veloce “costringendoti” a continaure a leggerlo per scoprire come va a finire.
    I personaggi sono ben delineati e la loro psicologia è marcata, convincente
    Anche i singoli episodi che contraddistinguono ciascun personaggio e la narrazione complessiva non cadono mai nel banale o nel grottesco mentre ho trovato molto centrata l’idea di approfondire e delineare i turbamenti legati alla “malattia” attraverso il diario di Matteo.
    Complessivamente mi è piaciuto molto complimenti ad entrambi

    • rodman7178 ha detto:

      Grazie Matteo, ci fa piacere che alcuni elementi su cui effettivamente avevamo puntato molto (la velocità, il ritmo incalzante, i capitoli brevi, l’utilizzo “funzionale” del diario) tu li abbia colti e apprezzati… Grazie per la bella recensione.

      Francesco & Massimo

  5. Gatto ha detto:

    Gallarate Alassio 19 euro con Telepass.
    Risotto alla pescatora e sambuca 62 euro con Mastercard.
    Leggere il libro del Campionissimo in spiaggia invece non ha prezzo!
    http://imageshack.us/photo/my-images/97/mareluglio2011001.jpg/

    By Gatto

  6. rodman7178 ha detto:

    Gatto, sei unico!
    Questa recensione ci lascia senza parole… Come il tuo fisico da atleta!

    Grazie
    Francesco & Massimo

  7. Enrico ha detto:

    Ciò che più sorprende di questo libro è la capacità con cui gli autori sanno accompagnare il lettore in una storia ai confini con il soprannaturale, senza eccessi e senza mai perdere il contatto con la realtà e con il vissuto di personaggi “veri” sapientemente descritti e caratterizzati.

    E’ proprio la realtà, con la sua crudele semplicità, che alla fine – forse – riesce a spiegare anche il più incomprensibile dei misteri.
    E’ questo che, unitamente all’originalità della trama, rende la lettura decisamente appassionante.

    • rodman7178 ha detto:

      Grazie Enrico della sincera recensione. Senza rivelare nulla sul finale e sulla trama, diciamo che l’elemento “soprannaturale” può diventare un’arma a doppio taglio, soprattutto per chi, erroneamente, magari si aspetta un giallo nel senso più classico del termine. Chi però, come te, ha saputo leggere “tra le righe”, non limitandosi alla superficie della trama e delle vicende, ha trovato la giusta interpretazione proprio di quell’elemento un po’ “destabilizzante”, apprezzando maggiormente il nostro lavoro.
      F&M

  8. Esther ha detto:

    lo consiglio a tutti coloro che amano il noir…ma attenzione non ci si aspetti una trama scontata, banale e prevedibile in quanto questo è un libro fuori dal comune!!! E’ da leggere tutto in una volta anchè perchè quando si inizia a leggerlo è difficile staccarsene e così si resta col fiato sospeso fino al’inaspettato finale! …………………………………………… ((certo ne è passato di tempo da “il mistero della pianta grigia” che purtroppo è andato perduto. Ma forse, in qualche cantina, c’è ancora traccia della vecchia, grigia macchina da scrivere!)) Esther.

    • rodman7178 ha detto:

      Già, la vecchia macchina da scrivere… con quella credo sia stato scritto il mio primo racconto: una storia di nani e piante grigie condite con del sano turpiloquio gratuito. Una vera storia senza senso che anticipava di anni il postmodernismo o certa letteratura moderna… Erano i primi anni delle elementari… Quanto darei per recuperare quei fogli pieni di cancellature e lettere sovrapposte!
      Francesco

  9. Paola85 ha detto:

    Varese, un intreccio di vite che si fondono senza incontrarsi, il male che si insinua in una città dove certe cose non possono succedere. E invece succedono.
    Fabrizio non sa perchè da piccolo i bambini della casa di cura lo prendevano in giro, evitandolo. E tantomeno sa perchè, ogni tanto, tra la folla, c’è qualcuno che lo osserva. Ma che importanza ha? Che lo guardino, tanto lui non fa del male a nessuno; non come Matteo ed Elena, che dopo un semplice sguardo lanciato di sfuggita ad uno sconosciuto per strada, sempre più spesso vengono colti da improvvise crisi d’ira dalle quali vorrebbero, ma non riescono a scappare. A meno che qualcuno non abbia l’antidoto a portata di mano; ma a che prezzo?

    Libro interessante questo. Per tanti motivi. Leggendolo non sembra di aver a che fare con due scrittori esordienti, anzi, chi non ne fosse a conoscenza probabilmente finirebbe col fare una figuraccia chiedendo in libreria altri titoli degli autori. Lo stile è fluido, per niente pesante e ogni parola è un invito a proseguire la storia. In alcuni punti molto crudo, rivela tutte le insidie dell’animo umano: la cattiveria, la solitudine, l’ira, l’opportunismo. Sentimenti che si diffondono per le vie di una città insospettabile. Chi vive Varese quotidianamente conosce le tante sfaccettature di questa città, le personalità opposte e a volte estreme che si possono incontrare passeggiando lungo Corso Matteotti. Non è difficile quindi immaginare le scene narrate in questo libro, rivedere in un volto la solitudine di Fabrizio o riconoscere in una testa rasata la brutalità di Milos.
    Una storia completa, insomma, che non manca di suspense e colpi di scena, una storia dove alla fine il cattivo è forse l’unico a dimostrare umanità.

    • rodman7178 ha detto:

      Ciao Paola,
      anche se a leggere le tue belle parole non sembra, siamo comunque due esordienti. E una così bella e profonda recensione da una divoratrice di libri come te (fonte Beppe) è davvero un’iniezione di fiducia, di quelle che fanno davvero piacere, utili al morale della truppa per continuare a credere che sia tutto vero.
      Ci siamo detti pronti a qualsiasi tipo di giudizio, la nostra in fondo è pura passione per la scrittura. Però, quando decidi di fare il grande passo, togli il plico dal cassetto, ti proponi a una casa editrice e poi la tua storia finisce in libreria… è bellissimo ma le gambe tremano un pochino.
      Personalmente siamo felici che tu abbia messo l’accento sugli aspetti umani dei personaggi, sono il frutto di tanto lavoro. Le persone, come i personaggi dei libri, hanno dei loro equilibri (precari) sempre difficili da rispettare.
      Lusingati che sia stata per te una lettura piacevole.
      Grazie ancora.

      Massimo e Francesco

  10. Gallone ha detto:

    [Recensione dello scrittore Francesco Gallone su aNobii]
    Il noir qui è solo una tinta dell’horror, e l’horror si rende inquietante in quanto affondato in una quotidianità troppo semplice e troppo vicina. La violenza senza senso, furiosa e animalesca, che coglie i personaggi di questo romanzo, letta alla luce delle cronache nere familiari nostrane, fa paura. Lo stile è un po’ freddo, e manca un vero e proprio protagonista ad accompagnare il lettore, mi vien da pensare siano due superficiali difetti dovuti alla scrittura a quattro mani, ambito a mio avviso difficilissimo: ma chi non si accontenta più del noir, nè dell’horror, troverà tra queste pagine una gradita contaminazione.

    • rodman7178 ha detto:

      Francesco, ti ringraziamo per le tue puntuali considerazioni. In realtà, la mancanza di un vero protagonista, così come il linguaggio distaccato, non credo siano conseguenza dello scrivere a quattro mani, bensì elementi voluti e ricercati. Subentrano poi chiaramente le visioni e i gusti personali su cui non si può discutere. Confermo, però, che la scrittura a quattro mani è molto complessa, a cominciare dall’ottenimento di un linguaggio unico e ben amalgamato; ha però una serie di vantaggi, quali per esempio la ricchezza di punti di vista (con conseguente aumento dei colpi di scena) e la continua critica reciproca, costruttiva, che va a sommarsi alla semplice autocritica dell’autore singolo.

  11. Mia135 ha detto:

    [Recensione di Mia135 su aNobii]

    La Varese che non ti aspetti.

    Non riesco a dare quattro stelline solo perchè l’ho appena fatto per la Vargas, e il paragone ancora non regge. Ma per essere l’opera prima di due esordienti, per di più scritta a quattro mani, tre stelle e mezzo sono più che meritate.
    Un libro molto snello, rapido, che ti rapisce con la sua prosa incalzante e senza tregua.
    Un thriller un po’ noir, un noir che sfiora gli abissi del paranormale, e una curiosità che ti inchioda alle pagine.
    Parti a leggerlo perchè ti fa strano trovare Piazza Montegrappa e le Corti protagoniste di un libro, e ti ritrovi a non riuscire a metterlo giù perchè devi capire, devi scoprire dove diavolo questi due vogliono andare a parare.
    Non mancano un paio di buoni colpi di scena, e il finale è all’altezza del resto.
    Certo, probabilmente la trama aveva le potenzialità per essere sviluppata in un’opera di più ampio respiro, magari più organica… ma alla fine anche questa rapidità e questo ritmo quasi sincopato contribuiscono allo straniamento generale, e va bene così.
    E’ difficile trovare libri di esordienti che ti facciano pensare “Speriamo che ne scrivano un altro”. Questo forse è il caso.

    • rodman7178 ha detto:

      Una vera sfortuna essere capitati, nella tua sequenza di lettura, subito dopo la Vargas… Effettivamente, avremmo potuto ampliare alcune parti, ma abbiamo preferito sacrificare qualche descrizione in favore di uno stile più secco e veloce, con la speranza di non incappare mai in punti “morti” e lasciare il lettore sempre in bilico, in balia di quello che felicemente definisci “ritmo sincopato”.
      Francesco & Massimo

  12. Miriam ha detto:

    Stimatissimi Rod e Man, dopo aver letto la vostra cupa e folle storia e dopo averla disprezzata (con Vostra grande costernazione) e dopo averla riletta, corretta, ri-riletta e apprezzata un pochino di più, devo dire che mi sono affezionata a Milos e alla sua giacca di pelle, all’elettroripa, al caco spiaccicato (già non mi piacevano prima, ora penso che non ne mangerò più…), ai guardabbrutto teste rasate e soprattutto ai ciclisti norvegesi (una delle mie scene preferite)!
    …e ora che la vostra creazione è completata e ho riletto il libro per la quarta volta, vi dico: BRAVI! mi avete convinto! anche se sono una fan sfegatata di “world’s game 1.0” e lo aspetto con ansia in libreria 😉 !!!!!!!!
    Miriam

    • rodman7178 ha detto:

      Cara Miriam, il tuo commento non può sicuramente essere posizionato allo stesso livello degli altri, essendo tu, diciamo così “super partes”; hai avuto il “privilegio” di leggere la primissima bozza, con tutti i suoi difetti e le sue divagazioni più o meno “impulsive”. Il tuo contributo, come anche quello di molti altri, ci è servito per rendere migliore il romanzo; non a caso, da quella primissima lettura alla pubblicazione sono passati quasi due anni di continue modifiche e riscritture… Quel che conta, però, è il risultato finale, e siamo contenti che, almeno questo, ti abbia soddisfatto, così come (sembra) sta soddisfacendo i sempre più numerosi lettori…
      Francesco & Massimo

  13. Mirko ha detto:

    E’ un libro scritto molto bene che si legge in un paio d’ore. Una volta iniziato non riesci più a staccarti, ti coinvolge talmente tanto che devi finirlo subito, perchè devi capire. I personaggi sono descritti molto bene e alcune scene sembra di viverle veramente. Sarà anche perchè è ambientato nella mia città, ma è un libro che mi ha appassionato molto e per essere un noir è anche molto originale nell’idea che muove tutta la storia. Lo consiglio a tutti.

  14. Antonella ha detto:

    Avvincente e “cattivissimo”, si legge d’un fiato! certe scene sembrano materializzarsi davanti agli occhi e Milos il killer è un personaggio indimenticabile. avvincente e “cattivissimo”, si legge d’un fiato! certe scene sembrano materializzarsi davanti agli occhi e Milos il killer è un personaggio indimenticabile.

  15. Tandi ha detto:

    [Recensione di Tandi su aNobii]

    Quattro cose che dovete sapere su questo libro

    Uno: è avvincente. Il lettore, incalzato dai continui cambiamenti di scena e dal ritmo serrato del racconto, si trova costretto a continuare a leggerne ancora una pagina, poi un’altra, e un’altra ancora.
    Due: scorre velocemente, molto velocemente. Non resterete prigionieri delle sue pagine per troppo tempo.
    Tre: è stato scritto “a quattro mani”, ma durante la lettura non riuscirete a distinguere due penne diverse.
    Quattro: insegna che si possono trovare suggestioni noir anche senza spostarsi da una città apparentemente priva di sorprese; basta uno sguardo.

  16. Erre si rapì ha detto:

    [Recesnione di Erre si rapì su aNobii]

    In una provincia surreale, agghiacciante, contaminata eppure refrattaria alle contaminazioni, dove diverse etnie, diversi credo convivono a si uniscono in sospensione, riuscendo a trovare punti d’incontro e di vero amalgama solo nella violenza; in un contesto dove celarsi è la norma, dove la normalità si fa legge, guardare diventa pericoloso, anzi infettante.
    Guardare è elemento fuori luogo, estraniante e porta a malattie capaci di stravolgere realtà scontate, riportandone alla luce inquietudini latenti.
    Dietro il noir con intercessioni al pulp, dietro la storia avvincente e originale, dal taglio cinematografico, forse allora si nasconde la critica a tutto un modo d’organizzarsi di una società pronta ad avventarsi sulle proprie vittime: l’avvoltoio sempre in cerca di carcasse umane abituato a esacerbare anziché curare i suoi mali, quelle anomalie che da un lato condanna (e nasconde) e dall’altro è pronta a sfruttare.

  17. Dolores22 ha detto:

    [Recesnione di Dolores22 su aNobii]

    Ultimo dell’anno col botto!!!

    L’ultima lettura del 2011 si è rivelata una bella sorpresa.
    Ho scoperto e letto questo romanzo su consiglio di un amico aNobiiano, che ringrazio. Scritto a quattro mani da due autori che non conoscevo.
    Trama coinvolgente. L’ho letto con frenesia come un buon thriller, mi ha inquietata come un noir, spaventata come un horror. E pensare che avevo appena finito di leggere “La zona morta” di King!
    Eppure io sono convinta che se il Re potesse leggere questo romanzo sarebbe colpito dall’originalità della storia… e poi forse Varese (Lombardia) non è poi così diversa da Bangor (Maine)…

  18. Blueberry ha detto:

    [Recensione di Blueberry su aNobii]

    Letto praticamente in poco più di tre ore e mi è piaciuto.
    Uno stile narrativo asciutto e incalzante. In genere troppi cambi temporali non li apprezzo, invece in questo romanzo sono stati scritti molto molto bene, tenendomi incollata al libro. Ho trovato piuttosto inquietante l’inserire in un noir questo particolare tocco di “paranormale” che l’ha reso anche horror.
    Ringrazio un amico anobiano avermi consigliato questo romanzo e soprattutto per la segnalazione che sarebbe stato presentato proprio a Varese.

  19. Matteo ha detto:

    Questo è un romanzo corale. È ambientato in provincia. E la narrazione procura brividi. E la lettura ti spinge a continuare a leggere per capire ‘come va a finire’: fino a che punto la cattiveria, la malvagità e la bramosia spingono alcuni personaggi a proseguire il loro malefico e terribile intento. Costruito a scene, quindi con taglio chiaramente cinematografico, il romanzo porta il lettore a porsi delle domande sulle azioni dell’uomo. Come dovrebbero fare i buoni libri. E questo lo fa.

  20. Anita ha detto:

    Un libro da vivere

    La storia è pazzesca e molto intrecciata ma non si perde mai il filo. La tensione si vive sulla pelle e la curiosità di arrivare alla fine è pari alla voglia di non finirlo.
    Quello che sembrava il personaggio più cattivo e spietato alla fine si ama, mentre il più indifeso lo si comprende.
    Traspare la ricerca dei due autori, non c’è argomento che non sia stato studiato e parola soppesata ma anche se ci dovesse essere qualche inesattezza o imprecisione la si perdona, perchè questo è uno di quei libri che si vive fin sotto la pelle.

  21. peplo ha detto:

    Opera prima? Applausi

    Ritmo incalzante, originalità della storia, commistione di generi.

    Parole in libertà, le prime che mi vengono in mente, per descrivere questo libro.
    Eppure, ci ho pensato, sono le più adatte.
    Con ordine: per la velocità delle scene, l’impaginazione priva di titoli e la fluidità della scrittura, la lettura va che è una bellezza, e il ritmo c’è, eccome.
    Avete presente quelle photo frame digitali dove scorrono le immagini?
    Io le becco sempre nelle case degli altri.
    E quegli aggeggi li odio, perché le foto io le devo guardare con calma, con i miei tempi. E decidere su quali fermarmi di più e su quali di meno.
    In quei cosi lì, invece, si fa appena in tempo a mettere a fuoco i particolari di una foto che questa si dissolve e ne spunta fuori un’altra. E per tutte, il tempo di sequenza è lo stesso, prima di passare alla prossima.
    Sì, le odio.
    Perché sì, per le foto ci vuole calma.

    Per un libro del genere, invece… tutto l’opposto.
    E infatti, qui, le scene cambiano in continuazione.
    E anche qui, come nelle foto di cui sopra, ti viene da dire: “E no, ma che cavolo, perché siete passati a Milos? Io volevo Elena!” e poi, dopo: “Uff, non voglio Fabrizio, voglio Matilde!”. E così via, in altre riflessioni profonde del genere.
    La cosa importante, però, è che in questo dinamismo il lettore si appassiona ai personaggi. Se non proprio a tutti, ad alcuni sicuro. Attraverso le loro descrizioni, i loro chiaro-scuri, le loro umanità e disumanità, si dipana una storia interessante.
    I dettagli, dunque, si mettono a fuoco man mano, in uno stimolante gioco di ricostruzione cui guidano i due Autori: ogni volta senza svelare troppo, né troppo poco.
    La storia è originale, e, pur offrendo qualche immagine di genere, ha un pregio fondamentale: non sa di già visto, né di scontato.
    E ce n’è per tutti i gusti: dal noir, al giallo, all’horror, con qualche venatura splatter.

    Quello che sbalordisce, tuttavia, è un’altra cosa, anzi due.
    1)è un’opera prima;
    2)è scritta a quattro mani.
    Partiamo da quest’ultimo, sorprendente dato.
    Scrivere non è certo cosa facile. Personalmente, mi sto impiccando solo per scrivere una misera recensione. E scrivere in coppia, è ancora più complesso. Pare impossibile, se ci si prova, raggiungere in due un’omogeneità di linguaggio, di tecnica, di estro. Tuttavia, questo libro dimostra che, come direbbe qualcuno: si-può-fare!
    Se si è davvero bravi, ovvio.
    E questi due Autori sono bravi tanto che l’omogeneità raggiunta è addirittura osmosi, e non si riesce -no davvero- a capire dove inizia la mano dell’uno e dove quella dell’altro.

    Inoltre, è un’opera prima.
    E ciò sorprende se si considera che il tessuto narrativo non si articola, come visto, in maniera lineare, ma si muove a sequenze veloci, che si incastrano l’una nell’altra come le tessere di un puzzle. Per farlo, ci vuole buona tecnica.
    Insomma, sarebbe stato molto più agevole seguire un percorso di scrittura lineare, anziché tortuoso come questo.
    Anzi, a dirla tutta, scrivere così è pure molto più rischioso.
    Sì, beh, lo ammetto: appena mi sono accorta che il romanzo si articolava in questo modo, mi sono detta: “Beh… insomma. Ma dove si sono andati a cacciare? Non è mica semplice, sarà un casino!”.
    Inutile dire che questi due mi hanno proprio zittito.

    Per tutte queste ragioni si perdonano agli Autori le piccole sbavature, che pure ci sono, e un cambiamento di ritmo che si verifica più o meno a partire da pag. 140 e che fa perdere un po’ di quell’innamoramento iniziale, denunciando una piccola mancanza di controllo del testo.
    Ma, in definitiva, penso che due esordienti così, anzi, due esordienti italiani così, debbano essere letti.
    Perché la scrittura è di tutti.
    Anche e soprattutto degli Autori non patinati, anche di quelli che non hanno dietro le spalle super-case editrici che li super-promuovono.
    Che non ottengono recensioni supermegafantastiche che poi ti chiedi: “Ahò, ma questo qui l’ha letto il libro?”. Perché, sempre più spesso, ‘ste recensioni non si sa dove le vanno a pigliare. Non tutte, per carità. Però alcune sì.
    Tanto che ti viene proprio il dubbio che si stia parlando di un altro libro, e vai a ricontrollare il titolo. Ma, no! Il titolo è quello. E allora vuoi vedere che sono io che non ci ho capito un fico secco?
    No, it’s a business. Ecco tutto.
    E allora, mia nonna direbbe, olio di gomito e tanto lavoro.
    Che, per i libri (ma pure per la musica, per il cinema e per tutto ciò che sia fuori dai circuiti blasonati) l’olio di gomito è il passa-parola.

    E allora… psss! Passo parola.

  22. Anna Prejanò ha detto:

    Noir paranormale con vocazione horror, qualche sfumatura gialla, suspense da maestri d’oltreoceano, realismo italiano, finale (catartico?) da tragedia greca: un mix di generi ardito, soprattutto se si pensa che un libro poco classificabile è oggi considerato poco vendibile. Svelare la trama sarebbe delitto, visto che la voglia di sapere come va a finire tiene incollati fino all’ultima pagina. Almeno tre cose, però, si possono e si devono dire.
    1. Efficace l’idea di fondo, variazione originale e pregnante del tema del “potere” dello sguardo: sviluppata con coerenza, non solo regge fino alla conclusione, ma proprio nel finale si completa e si arricchisce di significati non banali.
    2. La caratterizzazione dei personaggi è il vero valore aggiunto a una narrazione di per sé avvincente. Lontani da facili tipizzazioni e schematismi, a partire da pochi tratti essenziali prendono gradualmente vita attraverso i dialoghi e le azioni, naturalmente, i protagonisti come le comparse, e il lettore si cala nei diversi punti di vista, la cui alternanza è così abilmente orchestrata che a un certo punto, preso nella rete, si rende conto che tra buoni e cattivi non c’è quel confine netto su cui si basano narrazioni “di genere” più rassicuranti.
    3. Inconsueta e sperimentale anche la climax di registro: si ride all’inizio, alla fine si piange, passando dal comico, dall’ironia, dal sarcasmo al patetico e al drammatico, bizzarri ingredienti di una ricetta riuscita.

  23. Emma Bi ha detto:

    Letto in qualche ora, ha dato molto di più di quanto mi aspettassi. Si può definire solo notevole, anche per aver azzeccato tre o quattro cose al primo colpo: il ritmo, che non ti permette di fermarti, come una nuotata alla boa e ritorno. L’ambientazione: chiamare le strade con il loro nome è sempre efficace: chi le conosce le vive e ne trae un’emozione in più, chi non le conosce percepisce la realtà mentre legge di qualcosa che ne è appena oltre il confine. Le descrizioni, asciutte e appena indispensabili, che lasciano al lettore lo spazio per l’intuizione; i personaggi, ai quali non riesci ad affezionarti, fino a che non li ricordi tutti. Bravi, davvero. Al confronto tanti, ma taaanti, altri libri son buoni per rivestire i cassetti. Cinque stelline perché chi è bravo va incoraggiato.

  24. Giovanna ha detto:

    [Giovanna su “Poco prima dell’alba”]
    Ho letto con piacere il vostro secondo lavoro e devo dire da modesta lettrice che state notevolmente migliorando. Molto bello il vostro primo libro… Bellissimo il secondo, entrambi coinvolgenti e in grado di tenere in sospeso il lettore per i giusti tempi. Giusti i colpi di scena, giusti i momenti in cui riflettere, sorridere, meditare. Il realismo nella descrizione dei luoghi, minuziosamente descritti, porta il lettore a un piacevole percorso nella nostra zona. Altrettanto notevole la capacità di tenere le storie dei personaggi distanti da non confondere il lettore ma così unite da riuscire a intrecciare tutti nella storia. Grazie! aspetto il prossimo!!! Giovanna Angera

  25. Emma bi ha detto:

    [Emma bi, su aNobii – “Poco prima dell’alba”]
    A mezzanotte, convenzionalmente, finisce un giorno e ne comincia un altro; ma non è proprio così. A mezzanotte è notte da un po’, sì, cambia la data, ma in fin dei conti tutto continua allo stesso modo. E’ quando sorge il sole che il giorno cambia veramente e quello che succede un attimo prima dell’alba stabilirà la qualità del giorno che sta per iniziare. Ecco quello che c’è in questo libro: il bivio del destino che richiede una scelta , semplice come un “acceso o spento” e complicata come “bene o male”, e tante altre cose che non si può fare a meno di leggere , presi per mano dagli autori, dall’inizio alla fine senza interruzioni, su quel confine netto ed invisibile tra il giorno e la notte.
    Difficile dire altro senza svelare nulla perchè si viene sorpresi da un colpo di scena in media ogni 4 pagine; da leggere se si ama il genere, ma anche per non perdersi qualcosa che si può definire solo di qualità. Consiglio? Cercatelo, leggetelo, state attenti alle presentazioni che prima o poi faranno e fatevi firmare la vostra copia: è un investimento per il futuro. Certo, anche no…ma poi, tra qualche anno, non dite che non lo sapevate!! 🙂

  26. Lilli Luini ha detto:

    La scrittrice Lilli Luini su “Poco prima dell’alba” (da aNobii)

    Opera matura dei due ragazzi terribili che ho avuto il piacere di incontrare fin dal loro primo romanzo. A dirlo così sembra incredibile, ma proprio smussando gli eccessi riescono a confezione un vero noir, ma proprio nero nero, che guarda nell’abisso della provincia e soprattutto nell’abisso dell’animo. Perché Eugenio è un bravo ragazzo, vive, lavora e si diverte come chiunque di noi. Ma poi succede qualcosa: a una festa di addio al celibato, non sa nemmeno lui come, perde il controllo e quando si risveglia al mattino dopo non ricorda come è tornato a casa. Con un espediente non nuovo ma indubbiamente efficace, gli autori fanno sì che quella notte sia accaduto qualcosa di irreparabile. E il passaggio del romanzo in cui, nel parcheggio del lavoro, Eugenio apre il bagagliaio dell’auto per prendere un ombrello è una pagina di noir da manuale.
    Da questo momento, il bravo ragazzo reagisce in modi che mai si sarebbe immaginato, e la strada che percorre lo mette in contatto con il peggio di sé e il peggio del prossimo, tutti naufraghi in quella terra di nessuno che sta tra il buio e la luce, cioè poco prima dell’alba.
    Anche la scrittura è cresciuta, scorrevole e senza compiacimenti. Bravi ragazzi. (Nei ringraziamenti finali ci sono anch’io, cosa che mi ha commossa ma che non merito assolutamente perchè non ho fatto proprio niente).

  27. Nefer02 ha detto:

    Nefer02 su “Poco prima dell’alba” (su aNobii)

    “Il confine tra il bene e il male, tra il giusto e l’illecito è un confine, come dire…sgranato” (lo Slavo) Gli esseri umani sono abituati a schematizzare, a stabilire limiti: buio e luce, bianco e nero, giovane e vecchio, bene e male, giusto e sbagliato. Ma la vita è giocata più sul confine, sulla linea d’ombra che separa le tenebre dall’alba e il bene dal male. Le persone apparentemente perbene nascondono segreti, il vicino di casa tranquillo (“una così brava persona”) potrebbe essere il mostro, chi vive ai margini della (il)legalità potrebbe non essere il cattivo. E poi ci sono le persone comuni, quelle che cercano di fare le cose per bene, quelle che sanno cosa è buono e cosa cattivo, ma che vengono stritolate da eventi inattesi, da un attimo di distrazione che stravolge la vita, e anche se sanno cosa è giusto scelgono di sbagliare. Questo bel romanzo giallo ambientato nella provincia di Varese, tra la nebbia del lago e le colline che non sono ancora montagne, ha tutto ciò che serve per appassionare il lettore: svolte, imprevisti, colpi di scena, capitoli brevi e privi di digressioni estranee alla storia, sprazzi di ironia in momenti inaspettati e soprattutto personaggi credibili e, in alcuni casi, affascinanti in modo inquietante (lo Slavo). Consigliatissimo [5/5]

  28. Patrizia Emilitri ha detto:

    Patrizia Emilitri su “Poco prima dell’alba” (da aNobii)

    Non è perché conosco i due autori o perché mi abbiano inspiegabilmente inserito nei ringraziamenti che voglio lodare questo testo che più che un giallo è un nero, nerissimo romanzo. Hanno picchiato duro gli amici, con grandissima classe portano la provincia nella cronaca nera, con un ritratto assolutamente veritiero. Si cammina per il centro di Varese e si osserva ciò che osservano i personaggi, e i fatti raccontati possono essere successi davvero. Geniale l’idea iniziale, l’evento che scatena la trama. Geniali i due autori. Bravi, bravi, bravi! [4/5]

  29. Lucia ha detto:

    Lucia su “Poco prima dell’alba” (da aNobii)

    Questo romanzo è un piccolo gioiello noir! L’ho praticamente “divorato”…

  30. Linda80 ha detto:

    Linda80 su “Poco prima dell’alba” (da aNobii)

    Ho avuto la fortuna di conoscere questa coppia di scrittori un paio di anni fa in occasione di una “cena in giallo”. Avevo già apprezzato il loro libro d’esordio “Quando il suo sguardo”, e con questo nuovo lavoro ho trovato la conferma del loro talento narrativo. E’ un noir che, se avessi avuto più tempo, avrei letto tutta d’un fiato. Tensione, angoscia, colpi di scena e continui stravolgimenti mantengono il ritmo serrato. Sempre presente anche una sottile ironia, capace di strapparti un sorriso anche in situazioni in cui da ridere ci sarebbe ben poco. E che dire del finale? Decisamente inaspettato. [4/5]

  31. Savethepanda ha detto:

    Savethepanda su “Poco prima dell’alba” (da aNobii)

    Manarini e Rodighiero mi prendono sempre per il collo!
    Da capogiro, spesso mi ritrovavo a scuotere la testa per scrollarmi di dosso le preoccupazioni le ansie dei protagonisti e far fatica a rientrare nelle mie di preoccupazioni.
    Complice sicuramente il fatto di conoscere i luoghi descritti, di esserci cresciuta e perciò sentirli parte della memoria a me più cara, ma non credo che questo risulti un limite per chi non conosce l’ambientazione.
    l’irrealtà delle situazioni rende tutto talmente reale da credere di averlo vissuto.
    Un colpo da maestro…bravi! [5/5]

  32. Honey ha detto:

    Honey su “Poco prima dell’alba” (da aNobii)

    Quante facce ha la verità?
    E’ tutto calibrato con cura e maestria.
    La scrittura è agile e incisiva, i personaggi realistici e ben delineati, la trama avvincente, l’atmosfera noir quanto basta e tutto è estremamente credibile!
    Davvero un gran bel romanzo, non ha niente da invidiare ai grandi titoli da bestseller!
    Grazie Francesco per questo dono.
    Esistono il giorno e la notte, certo, ma non esiste l’istante esatto che li separa. C’è il crepuscolo, c’è l’alba. E poi c’è una zona grigia, poco prima dell’alba. Ecco, è lì dove ci muoviamo noi. [4/5]

  33. Vayolet ha detto:

    Vayolet su “Poco prima dell’alba” (da aNobii)

    IL GRIGIO PUO’ ESSERE PERLA

    A raccontare questa storia è la voce della storia stessa, cosa più
    unica che rara nei romanzi, soprattutto se gli autori sono dei
    quasi-esordienti il cui mestiere principale non è scrivere. Vi si
    riesce a cogliere ciò che Stephen King chiama ”onestà nel
    raccontare”, ossia non si avverte niente di forzato, di piazzato ad
    arte (o a trappola, o a esca) con l’intento di corteggiare o scioccare
    chi legge. La potenza della storia sta nella trama, semplice ma non
    banale, schietta e tangibile come se si stesse guardando
    contemporaneamente un video, un servizio del tg, un documentario su un
    crimine, ma di quelli fatti come si deve, privi di congetture
    fantasiose e insinuazioni atte a inquietare; il contrario dei
    programmi della tv immondizia, per intenderci.
    I personaggi sono descritti con pennellate sicure e dirette: si
    svelano nei gesti quotidiani, nei pensieri profondamente verosimili,
    nelle reazioni che di eroico e ”incredibile” non hanno nulla; eppure
    hanno tutto, tutto quello che occorre per renderli interessanti e per
    potersi affezionare ad alcuni di essi (o detestarne di cuore altri).
    Un thriller perfettamente riuscito sulla ‘normalità’ del caso
    accidentale che si trasforma in incubo. Per chi è appassionato di
    colpi di scena realmente inaspettati, ce n’è almeno uno davvero
    formidabile.
    Il finale è quello che, probabilmente, non ci si aspetta, e proprio
    per questo è ancora più apprezzato e gradito da una come me, che ha la
    nausea totale e il rigetto dei ”finaloni ambigui/sfumati”. Nel
    leggere il titolo, mi era sorto il dubbio che avrei avuto qualche
    problema ad accettare concetti sulla realitività del bene e del male,
    suggeriti dalla ‘zona grigia’ poco prima dell’alba. Mi sbagliavo. In
    questo romanzo è impossibile non avere voglia di schierarsi dalla
    parte di chi cerca di dare un colore pieno, definitivo e
    inequivocabile all’una e all’altra forza che dominano vicendevolmente
    questo mondo. Di solito il male predomina, in modo subdolo e
    avvilente. Talvolta succede anche qui, ma il messaggio suggerito (mai
    imposto) dagli autori, è uno splendido “puoi sempre scegliere”.
    Noto anche un netto ed enorme salto di qualità, se confronto questo
    romanzo con il primo del duo (che comunque aveva moltissimi pregi e si
    leggeva tutto d’un fiato senza provare sensazioni di distacco o
    disagio; insomma, era riuscito anche il primo!). In questo ci si
    dimentica del tutto di leggere, che è poi la cosa migliore che può e
    deve capitare quando un libro è scritto così bene da riuscire a
    condurti dentro di sé quasi per mano. Tanta stima e complimenti. [5/5]

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