Chi siamo

Francesco Manarini

Milanese di origini non milanesi, nasco a Milano nel 1978. Interessato fin dalla più giovane età alle discipline scientifiche non posso esimermi dall’iscrivermi al liceo classico. Qui scopro un nuovo amore per le discipline umanistiche, motivo per cui decido di iscrivermi al Politecnico, dove mi laureo in ingegneria chimica macromolecolare che, anche tra gli addetti ai lavori, non è ben chiaro cosa significhi. Attualmente lavoro in provincia di Varese nel settore ricerca e sviluppo di un’azienda specializzata in tecnopolimeri. Per i non addetti ai lavori invento plastiche. Per gli addetti ai lavori spreco il mio tempo. Appassionato di musica folk e acustica, suono male diversi strumenti a corda, tra cui il mandolino americano nei Lambergrass, una band milanese di musica bluegrass, che nessuno sa cosa sia tranne gli addetti ai lavori. Che però sono pochi. Per i non addetti ai lavori suono country, anche se non è vero. Adoro scrivere “addetti ai lavori”, e adoro i film di cui non capisco la trama, forse perché non ce l’hanno, e in questo ho qualcosa in comune con i Lynchani di ferro, gente schiva e reietta. Compro più libri di quanti ne riesca a leggere, leggo tanto, leggo troppo, e di tutto; ho però fatto due conti e, pure stimando una lunga aspettativa di vita, mi sono dovuto rassegnare, cominciando a fare un po’ di selezione. Per ora ho scartato Moccia, ma mia cugina di tredici anni ha detto bella zio va che è ‘na figata, quindi chissà. Sono politeista, e credo nell’origine divina di D.F.Wallace, J.G.Ballard, P.K.Dick e Dino Buzzati, che è il mio unico dio con un solo nome. Scrivo perché non so cucinare, non so lavare i piatti e non so stirare (però so passare lo Swiffer), quindi qualcosa in casa devo pur fare. Qualcuno dice che non so nemmeno scrivere, però minchia adesso mollatemi che non mi va di fare polemica.

Scrivo in collaborazione con Massimo (il Rodi) perché ci facciamo vicendevolmente da cane da guardia, perché fa sport anche al posto mio, perché sa cucinare anche se un pezzo di torta ogni tanto potrebbe pure portarmelo, e perché è di un ottimismo così smaccato da sfiorare il pessimismo.

Massimo Rodighiero

Nato a Varese nel 1971, sposato con Cristina e padre di Matteo e Giorgia. Diplomato come perito in materie plastiche, dopo il servizio di leva, con cui non ho né sollevato né cambiato il mondo, ho cominciato la mia esperienza nel settore come tecnico di laboratorio, esperienza che continua tutt’oggi (un fortunato “martire” del contratto a tempo indeterminato). Divoratore di romanzi (alla nespola i miei preferiti), appassionato di cinema (del tipo che ancora piango, mi viene la pelle d’oca e giro la faccia nelle scene horror troppo cruente), montagna (intesa come alta, solitaria e impervia, dove la parola libertà acquista un senso), viaggi (mi mancano giusto quei 200 paesi e li ho visitati tutti) e musica rock (batteriabassochitarravoce). Amo la cucina, intesa come mobili; vado in giro a farmi fare preventivi nei vari negozi solo per il piacere di vedere e toccare antine in laccato lucido, laminati fintolegno e piani in quarzo. Iscritto a una società di atletica (Verbano) e tesserato FIDAL partecipo regolarmente a competizioni di fondo (che fatica!). Negli anni novanta, inoltre, ho trasmesso in alcune emittenti radiofoniche locali. Vivo la scrittura come una passione. I ritmi incalzanti del quotidiano non rispettano i tempi di una libera espressione, e la scrittura diventa un rifugio, un luogo dove poter raccontare.

Ho partecipato a qualche concorso letterario e nel 2006 un mio racconto breve (me la tiro, ma era davvero ben riuscito) è stato premiato al “Concorso letterario città di Tradate” (è arrivato secondo, io, fossi stato concorrente e giurato, mi sarei fatto arrivare sempre secondo, però avrei fatto arrivare primo il terzo e terzo il primo). Da grande mi piacerebbe fare il cuoco.

La collaborazione con l’amico e collega Francesco (Il Mana) nasce dalla comune passione per la scrittura e dalla voglia di sperimentare un qualcosa che andasse oltre il racconto breve. La vera sfida è stata scrivere a quattro mani…

…nonché sopportare i suoi repentini cambi d’umore, le sue frasi incoraggianti (la più in voga “vedrai che non lo comprerà nessuno”) e la sua boria da laureato in plasticologia subacquea.

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